p 265 .

Paragrafo 5 . Il carattere naturale del bene e del male.

     
Le teorie che si sviluppano nel ventesimo secolo intorno all'inconscio
si  trovano  ad  affrontare un problema del tutto nuovo  nella  storia
della  filosofia:  conoscere  e descrivere  l'inconoscibile  facendo
ricorso  agli strumenti di indagine e di descrizione della razionalit
scientifica.
     Altre  volte  la  ragione  filosofica  si    trovata  di  fronte
all'inconoscibile, e si  ritirata di fronte  ad  esso:  si  pensi
alle differenti forme di teologia negativa (niente pu essere detto di
Dio), all'inconoscibilit della sostanza nella filosofia di Locke e  a
quella del noumeno nel sistema di Kant.
     
     p 266 .
     
     In  altre  occasioni  la filosofia ha accettato  di  servirsi  di
strumenti  di  conoscenza e di espressione,  ad  esempio  l'arte,  per
oltrepassare i limiti della ragione.
     Di  fronte  alla  struttura della psiche umana e  ai  suoi  vasti
settori  di inaccessibile oscurit, la psicoanalisi e le altre  teorie
psicologiche  che  con  essa  si  sono confrontate  hanno  cercato  di
ricostruire in termini razionali i meccanismi psichici. Da  pi  parti
si    insistito sul positivismo di Freud e sul suo meccanicismo,  sul
suo  metodo  riduttivo - come lo ha definito Jung - per cui  tutte  le
attivit  dell'uomo  sarebbero da ricondurre non  solo  alla  pulsione
sessuale,  ma  addirittura  a  pochi  elementi  materiali,  chimico-
fisiologici. D'altro canto anche la psicologia analitica dello  stesso
Jung,   la   psicologia  individuale  di  Adler  e  le  altre   teorie
psicologiche non rinunciano alla costruzione di sistemi  e  di  schemi
interpretativi assolutamente razionali e scientifici.
     Le  teorie  psicologiche con finalit terapeutica  contribuiscono
in   modo  determinante  a  mantenere  aperta  nel  nostro  secolo  la
contraddizione  -  e  quindi la discussione - tra  le  due  culture,
umanesimo  e  scienza,  attirando  su  di  s  gli  strali   degli
umanisti  e  quelli  degli scienziati. L'umanesimo,  soprattutto
quello  di impronta spiritualista e religiosa, ma anche marxista,  non
ha  accettato  una  visione dell'uomo in cui  sono  sminuite,  se  non
addirittura negate, le qualit positive della ragione e dello  spirito
da  uno  strapotere  sulla psiche dell'uomo di forze  irrazionali  e
distruttive. La medicina ufficiale e tradizionale - con la sua  branca
specialistica  della  psichiatria - ha guardato con  sospetto  fino  a
tempi  recenti le dottrine e le pratiche psicologiche, spesso  negando
loro qualsiasi valore terapeutico.
     Una  ostilit particolare si  diretta - fra gli stessi psicologi
che a lui hanno fatto riferimento - contro Freud e la sua teoria sulle
pulsioni distruttive. La paura della morte e del Nulla, che sta alla
base  di  gran  parte  dell'elaborazione  filosofica  occidentale,  ha
prodotto  nella  nostra cultura un tale bisogno di immortalit  che  -
nonostante  millenni  di  storia dell'aggressivit  e  della  capacit
distruttiva  e autodistruttiva dell'uomo - non si riesce ad  accettare
che  una  tendenza alla morte, a un destino ineludibile di morte,  sia
inscritta, presente e attiva nella natura dell'uomo. Se tollerato  nel
poeta,(81)  il nesso vita-morte non  tollerato in quello  scienziato-
filosofo che lo individua nella natura profonda dell'uomo. L'uomo deve
necessariamente essere una realt positiva e buona: il  male  proviene
dall'esterno, nella forma della societ repressiva - che produce  in
lui  l'aggressivit  (Reich) -, e nello stesso  metabolismo,  per  cui
l'essere  vivente,  per vivere, non pu evitare l'introduzione  nelle
sue  cellule  di  sostanze a lui estranee che  lo  sclerotizzano,  gli
tolgono  l'elasticit  e  la  libert dei movimenti  e  dell'attivit,
finch  lo costringono all'immobilit della morte. La morte    dunque
una  violenza  fatta  all'organismo e non la mta  da  lui  bramata  e
conquistata(82).
     Freud  non  era  un  poeta  o  uno  scrittore  come  Leopardi   e
Dostoevskij,  e nemmeno un filosofo irrazionalista come Schopenhauer
e Nietzsche, ma come loro non ha potuto ignorare la realt del male:
non una forza esterna,
     
     p 267 .
     
     demoniaca,  assoluta,  eterna  e immutabile,  ma  una  componente
ineliminabile  dell'animo umano. Proprio per questo il male  cessa  di
essere  tale, viene spogliato di ogni valenza morale, viene  accettato
come  polo dialettico dell'indivisibile natura dell'uomo, nella  quale
non  si  procede mai a una sintesi in senso hegeliano, ma si cerca  di
salvaguardare il precario equilibrio delle forze.
     In  questa accettazione e in questa dialettica si apre per l'uomo
la  possibilit di costruire e di mantenere un equilibrio fra le forze
che  agiscono  in  lui;  di  liberarsi dal  dolore  -  o  comunque  di
sopportarlo -; di evitare la nevrosi e il malessere sociale; e, forse,
come  remotissima ipotesi, gli  data anche la possibilit di  evitare
la violenza e la guerra.
     Una  cosa, comunque,  certa: la civilt europea, che ai  tempi
di  Freud  non era stata in grado di evitare la Prima guerra mondiale,
non  ha evitato (ma forse ha provocato) la Seconda guerra mondiale con
i suoi corollari di Hiroshima, di Nagasaki e della sho(83).
     La  discussione deve continuare. E il contributo alla discussione
da  parte  della  psicoanalisi  e  delle  altre  forme  di  psicologia
dell'inconscio non  stato certo irrilevante.
